Organizing the significance of a text: Aspects of the music/word relationship in the works of Luciano Berio

English: In Berio’s opinion there are no texts to be set to music, but only ‘vocal works in which all the meaningful facets (the verbal one too) combine to define the expressive singularity of that work’. Traditionally, form and meaning of the text are elements of order in a musical piece. The great deal of information in that text make it always a chaotic fact to be reorganized and reassembled. The relationship between word and music in Berio’s work points out the plurality of different situations due to the multilayered meanings of linguistic communication, the different directions of his research, and different processes of composition. A trail is followed of some of the guiding principles in Berio’s non-dramatic works from the end of the 1960s when his research on the solo woman’s voice gave way to the study of the different analytic and expressive possibilities of polyphonic treatment. In Stanze there is a renewed interest in textual consistency, but, thanks in particular to the special function of instrumental and choral parts, this is not simply a return to Epifanie. Instead we find the established interests in phonematics and the onomatopoeic elements of language, and sound space, especially in releasing fragments captured from a specific sound source. One remarkable precedent can be detected in Canticum novissimi testamenti. A further vein of Berio’s research consists of parametric employment of different ways of performing a text through specific techniques, inflections, and vocal gestures. In A-ronne, Berio lets a real polyphony act on a complex verbal dimension and delves deeper into the matter of alliteration, partially explored in Laborintus II and Sinfonia.


Italian: Per Berio non esistono «testi da mettere in musica», ma solo «opere vocali in cui tutti gli aspetti significativi (quello verbale compreso) concorrono a definire la tipicità espressiva» (p. 260). Se tradizionalmente referenzialità e forma costituivano un fattore ordinativo, la molteplicità delle informazioni rende ora quello stesso testo «un fatto caotico», da riorganizzare e rimontare. Il rapporto musica-parola presenta così in Berio una pluralità di situazioni, dovuta sia alla polivalenza della comunicazione linguistica, sia al vario orientamento della sua indagine compositiva e alla diversità dei processi di elaborazione musicale. Il contributo rintraccia alcune direttrici della ricerca di Berio a partire dagli ultimi anni Sessanta, quando l’interesse per la voce femminile solista lascia spazio allo studio sulle possibilità analitiche ed espressive dell’elaborazione polifonica. Un rinnovato interesse per la continuità referenziale del testo è in Stanze, non è però un ritorno a Epifanie, in particolare per la funzione assegnata alle parti strumentale e corale. Quest’ultima raccoglie sia gli ormai imprescindibili interessi per la fonematica e per le componenti onomatopeiche del linguaggio, sia quelli per la spazialità del suono, in particolare per la redistribuzione nello spazio di frammenti ‘catturati’ da una determinata fonte sonora. Un precedente significativo è individuato in Canticum novissimi testamenti. Un ulteriore filone della ricerca beriana consiste nell’impiego parametrizzato delle diverse modalità di esecuzione di un testo attraverso determinate tecniche, inflessioni, ‘gesti vocali’. In ARonne una polifonia reale agisce su una complessa dimensione verbale, attivando processi allitterativi già in parte esplorati in Laborintus II e in Sinfonia.

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