Cesare Mancini

«Quei due fenomeni estetici». Ildebrando Pizzetti e il conte Guido Chigi Saracini

Il conte Guido Chigi Saracini, fondatore dell’Accademia Musicale Chigiana, coltivò un proficuo rapporto di collaborazione con molti musicisti della sua epoca, tra cui il compositore Ildebrando Pizzetti. Attraverso l’esame dei carteggi e di un ampio corpus di documenti inediti conservati negli archivi dell’Accademia Chigiana, il saggio ricostruisce le varie fasi della loro collaborazione artistica: dal ruolo di Pizzetti nell’ideazione delle sculture allegoriche raffiguranti l’Armonia e la Melodia poste nel salone dei concerti di casa Chigi, alla prima esecuzione italiana della cantata Epithalamium, avvenuta a Siena nel 1940; dalle iniziative che il compositore, in qualità di Accademico d’Italia, volle intraprendere a sostegno delle attività dell’Accademia Chigiana, alle conferenze tenute in occasione delle Settimane Musicali Senesi. Dal carteggio emergono anche contrasti piuttosto accesi tra la vocazione modernista di Pizzetti e le forti reticenze del conte nei confronti delle poetiche del modernismo: contrasti che raggiunsero il culmine nel secondo dopoguerra, quando venne censurato l’operato di molti musicisti che avevano giocato un ruolo attivo durante il regime fascista. Per contro, il comune interesse nei confronti dell’Ottocento operistico italiano garantì la continuità e la solidità di un rapporto di interazione dialettica in cui sembra aver giocato un importante ruolo di mediatore anche Adelmo Damerini, uno dei principali membri dell’entourage del conte Chigi, e al tempo stesso attento studioso di Pizzetti.


Count Guido Chigi Saracini, the founder of the Accademia Musicale Chigiana, nurtured a fruitful collaboration with many musicians of his time, including the composer Ildebrando Pizzetti. By examining their correspondence and a large corpus of unpublished documents kept in the archives of the Accademia Chigiana, the essay retraces the steps of their artistic collaboration: from Pizzetti’s role in the conception of the allegorical sculptures of Harmony and Melody placed in the concert hall of the Chigi palace, to the first Italian performance of the cantata Epithalamium, given in Siena in 1940; from the support provided by the composer, as Member of the Italian Academy, to the Chigiana’s activities, to his lectures given during the “Settimane Musicali Senesi”. Their correspondence also reveals lively contrasts between Pizzetti’s modernist vocation and the count’s firm reticence to modernist poetics: contrasts that reached their peak after the Second World War, when the work of many musicians who had played an active role during the fascist regime was censured. Nonetheless, their common interest in nineteenth-century Italian opera ensured the continuity and solidity of a relationship in which an important mediating role was also played by Adelmo Damerini, one of the main members of count Chigi’s entourage and at the same time an attentive scholar of Pizzetti.

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